Descrizione

 

Santa Cecilia a Decimo ha origini antichissime: è in questo luogo, al "Decimo" miglio della Strada Romana  da Firenze verso Siena, che viene eretta la prima Pieve del contado.

Nel Medio Evo una Pieve non era una semplice chiesa: era la chiesa “madre” di tutte le chiese della giurisdizione e a differenza delle chiese “figlie” era l’unica ad avere un impianto a basilica e il fonte battesimale; era inoltre dotata di una grande e accogliente canonica per ospitare i chierici del Piviere che vivevano collegialmente.

La chiesa appare citata per la prima volta in un documento della Badia a Passignano datato marzo 884. Fin dal X secolo risulta sotto la tutela del Re d' Italia Lotario II e dell'Imperatore Ottone III, i quali la esentarono dal diritto di albergaria. Tale diritto venne confermato nel 1120.

Un altro documento antico riguardante Santa Cecilia a Decimo risale al 1043, quando essa appare sotto la giurisdizione dei Vescovi fiorentini, signori feudali di queste terre.  Nel 1440, essendo ormai in stato di rovina, Papa Eugenio IV pone la Pieve sotto la protezione del ricco e potente monastero di San Donato a Scopeto.

La chiesa di Decimo dovette però risanarsi ben presto se solo cinque anni più tardi, nel 1445, il papa Callisto III le restituisce la sua autonomia. Sta di fatto che l'importanza  di  questa Pieve non venne meno fino  alla metà del XVII secolo, avendo sotto di sé ben dieci chiese suffraganee della campagna circostante con i relativi popoli.

Fu nel 1690, quando il borgo di San Casciano era ormai diventato un vero e proprio centro urbano, che Santa Cecilia vede staccarsi dalla propria competenza la Collegiata o Propositura sorta nel centro del paese fin dal 1100. Nel 1797 un ulteriore declassamento: la Propositura diventa Pieve e Santa Cecilia è ridotta a semplice parrocchia pur conservando il privilegio del fonte battesimale.

Del fasto e della potenza di un tempo oggi rimane ben poco. Solo il possente campanile in filaretto è testimone di ciò che doveva essere in passato: una solida e fiorente Pieve delle campagne fiorentine nel tipico stile romanico-toscano, dove la pietra spaccata del filaretto della facciata e l'alto e massiccio campanile davano alle linee semplici dell'architettura un aspetto austero e rigoroso.

Nel corso dei secoli Santa Cecilia ha subito ripetuti rimaneggiamenti: nel XVI secolo viene aggiunto il porticato che taglia di netto la facciata originale: le tre arcate in cotto sono sorrette da quattro colonne con un leggero capitello in pietra serena. Ma le trasformazioni più pesanti avvennero nel XVIII secolo ad opera di due pievani della famiglia Rucellai, seguite nel 1728 dall'intervento devastante del pievano Borghigiani che riadattò completamente l'interno della chiesa all'ormai imperante stile barocco. Questo radicale rinnovamento secondo il gusto del tempo nascose per sempre, sotto l'esuberanza degli stucchi, il pietrame a vista caratteristico della struttura muraria delle chiese romaniche; i pilastri che all'interno separano le navate furono intonacati e quel che è peggio vennero coperti gli affreschi alle pareti di cui rimane solo un frammento:  una Madonna con Bambino.

L'interno della chiesa è a tre navate divise da pilastri ed archi a tutto sesto. Come abbiamo detto,  trabocca di stucchi settecenteschi; solo i primi due pilastri laterali mostrano fino a metà della loro altezza il pietrame originale, quasi a ricordare al visitatore la loro orgogliosa origine romanica.

In filaretto erano certamente anche le aree principali e l'abside nella navata centrale, mentre le rimanenti superfici erano coperte da affreschi del XIII e XIV secolo.

 

Un frammento di queste pitture è rimasto sulla parete del primo altare a destra: è l'immagine di una dolce Madonna con Bambino del XIV secolo attribuita a Cenni di Francesco, esponente del tardogotico toscano.

Alcuni particolari sono gradevoli e freschi, come la veste del Bambino Gesù e il volto della Vergine dall’espressine malinconica e presaga della sorte del Figlio.

Oltrepassata la piccola porta che conduce alla canonica, possiamo osservare una bella raffigurazione di Tobiolo e l'Angelo di scuola fiorentina della fine del XVII secolo, purtroppo bisognosa di restauro.

Sul lato destro del transetto, in un piccolo tabernacolo, è conservato un Reliquiario in argento del XVII secolo, a forma di braccio, contenente una reliquia di Santa Cecilia.

Nel coro dell'altare Maggiore è collocata l'opera più importante: una grande tavola raffigurante la Madonna in trono con Bambino e ai lati, genuflessi, San Lorenzo e Santa Cecilia, di scuola fiorentina del XVI secolo, attribuita a Michele di Ridolfo Ghirlandaio pittore fiorentino, allievo prediletto di Ridolfo Ghirlandaio, tanto che il maestro gli cedette il cognome.

Dopo il sapiente restauro questa tavola si mostra in tutta la sua bellezza e vivacità di colore. L’impianto è quello tipicamente piramidale delle raffigurazioni sacre cinquecentesche. La Madonna, dal bel volto ovale, sorregge il Bambino, vivace nelle movenze e dal tenero incarnato roseo, che si protende verso i santi quasi volesse toccarli.

Forte è il contrasto dei colori predominanti: il verde del tendaggio del baldacchino sorretto dai serafini e dell’abito della Madonna, con il rosso sgargiante della veste di S. Lorenzo.

Sulla destra, S. Cecilia ammira assorta i fiori che le nascono dal grembo; uno spartito musicale è ai suoi piedi. Il tutto in un’atmosfera di grande armonia e religiosità degna della mano di un grande artista.

Nell'iconografia classica Cecilia è riconoscibile dalla profusione di fiori che la circondano ed è solo nel Rinascimento che le viene attribuito il patronato della musica, divenendo così la protettrice dei musicisti.

Sui lati del coro si possono osservare due tele con storie della vita della Santa: a destra Santa Cecilia e il suo carnefice, sulla parete di sinistra Santa Cecilia ed il marito Valeriano.

Entrambe le opere appartengono al XVII secolo.

Nella navata di sinistra, dopo la porta che conduce alla sacrestia e al campanile, una tela raffigurante la Sacra famiglia fa da pendant con quella di Tobiolo e l’angelo, sulla parete opposta, attribuibili entrambe alla stessa epoca e alla stessa scuola.

L'ultimo altare della navata sinistra ospita un bel Crocifisso ligneo opera di scuola fiorentina del XVIII secolo.

Prima di uscire dalla chiesa è utile dare uno sguardo dentro la cancellata dove si trova il fonte battesimale; adagiata per terra troviamo una piccola stele funeraria romana di un liberto con un'epigrafe in latino tardo imperiale.

E' l'oggetto più antico della chiesa, trasformato nel Medio Evo in fonte battesimale: unico testimone della vetustà di Santa Cecilia a Decimo.

Alcune delle opere d'arte contenute prima nella sacrestia sono oggi conservate al Museo d'Arte Sacra di San Casciano, come ad esempio un prezioso reliquiario ottagonale del XVIII secolo in ebano e madreperla.

Usciti dalla chiesa, nel grande piazzale che accoglie i visitatori, alla sinistra del prospetto principale si affianca il piccolo Oratorio del SS. Sacramento oggi spoglio e luogo di incontro per i  parrocchiani, mentre sulla destra, in angolo con la facciata della chiesa, una porta introduce nel Chiostro dove in origine si apriva un porticato oggi tamponato; il giardino di siepi in bossolo presenta al centro un antico pozzo che conferisce all'insieme l'atmosfera di quella che doveva essere un'attiva ma serena vita claustrale.